Laici di S. Paolo

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LAICI DI SAN PAOLO – FIRENZE –

Le riunioni si terranno il 1° e il 3° venerdì, alle ore 16,15, in sacrestia.

Nel nome del Signore, riprendiamo il nostro cammino, alla scuola del Vangelo, nello spirito di S. Paolo e di S. Antonio Maria Zaccaria. – Cfr. Gv 15,5. RdV. 20.

Lo riprendiamo dal punto in cui ci eravamo fermati, il 5 luglio del corrente anno, con l’ultima meditazione sulla lettera 11a del S. Fondatore ai coniugi Bernardo e Laura Omodei: partendo dalla richiesta di chiarire quali sono i peccati veniali, li abbiamo riscontrati nel confronto con i peccati mortali – fornendo anche un esame di coscienza sui 10 Comandamenti – e abbiamo approfondito la riflessione sulla “Tiepidezza”, per approdare al “Fervore”, che è l’amore di Dio in via di continuo perfezionamento. Cfr. Mc 12, 29-31.

Il 3 agosto, vi ho inviato una “riflessione per l’eternità”, nella quale ho proposto alla mia e alla vostra considerazione la realtà dell’inferno. Lo so che è un argomento “antipatico”, ma è assolutamente opposto alla nostra dignità di esseri umani dotati di intelligenza andare incontro alla fine dei nostri giorni senza pensare al “DOPO”, dato che, con la morte, non è vero che “tutto finisce” (come dice lo “Spirito della menzogna” che è nel mondo), ma è vero che “tutto comincia”: comincia che cosa? L’ ETERNITA’, cioè l’eterno presente; con Dio o senza Dio PER SEMPRE; felici o infelici, per sempre; nella pienezza della luce, della vita, della gioia per sempre; nell’abisso delle tenebre, della morte, del dolore: per sempre. Nel nostro giardino è stato tagliato un albero secolare: sta là, con la sua mole, e là resta – se nessuno lo smuove -; così la nostra anima, staccata dal corpo, dove “cade” lì resta: e nessuno ci smuoverà da dove saremo.

Dobbiamo essere prudenti; dobbiamo essere saggi: “Che giova infatti all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde la propria anima?” ( Mc 8,36). E ho dotato la riflessione sull’inferno con un esame di coscienza più completo, riproducendo quello in uso nella Cattedrale Metropolitana di Bologna; e questo ha prodotto qualche buono effetto: ci si accorti di peccati gravi mai confessati.

Mi sono proposto di completare la “riflessione sull’eternità”, portandola al Paradiso e al Purgatorio.

Perché? Perché l’antica saggezza cristiana dice: Memorare novissima tua et in aeternum non peccabis”, che significa: “Richiama sempre alla tua memoria ciò che ti accadrà alla fine della tua vita e non peccherai mai”. Si legge oggi ( 17 settembre), nella “memoria” liturgica di San Roberto Bellarmino:

Perciò se hai saggezza, comprendi che sei creato per la gloria di Dio e per la tua eterna salvezza. Questo é il tuo fine questo il centro della tua anima, questo il tesoro del tuo cuore. Se raggiungerai questo fine sarai beato, se ti allontanerai da esso sarai infelice. Perciò stima vero bene per te ciò che ti conduce al tuo fine, vero male ciò che te lo fa mancare. Avvenimenti prosperi o avversi, ricchezze e povertà, salute e malattia, onori e oltraggi, vita e morte, il sapiente non deve né cercarli né fuggirli per se stessi. Ma sono buoni e desiderabili solo se contribuiscono alla gloria di Dio e alla tua felicità eterna. Sono cattivi e da fuggire se la ostacolano.

E’ molto bello ciò che scrive questo santo Dottore, dell’Ordine della Compagnia di Gesù (Gesuiti), nato tre anni dopo la morte del nostro S. Fondatore, nel 1542 a Montepulciano in Toscana.

Per “non peccare mai” col peccato mortale; per non commettere un peccato veniale deliberato; per “purgarsi da tutte le passioni” (S. A. M. Zaccaria, Sermone 4°), è necessario stabilire la mente e il cuore sui “NOVISSIMI”.

Nella Lettera agli Omodei, S. Antonio Maria scrive:

Dolce Madonna Laura, e voi, caro Messer Bernardo, pigliate e pensate le mie parole con l’affetto con cui le dico; perché non dico che facciate ogni cosa in un giorno, ma ben dico: Vorrei che aveste l’occhio vostro a fare ogni dì qualcosa di più, e scemare (= diminuire) ogni dì qualche appetito (= tendenza) e sensualità, ancorché vi fosse concessa; e questo per amore di voler crescere in virtù, e diminuire le imperfezioni, e fuggire il pericolo di cadere in tiepidezza. [L –128]

Ma questo “voler crescere in virtù … e fuggire il pericolo di cadere in tiepidezza”, non è possibile se la nostra volontà non è sostenuta dalla FEDE, cioè dalla presenza costante nella nostra mente delle verità fondamentali che riguardano LA fine e IL fine della nostra vita: appunto, MORTE, GIUDIZIO, INFERNO, PARADISO e PURGATORIO, come stato transitorio.

Perciò, il discorso sulle virtù e i vizi, che bisogna fare per seguire il nostro Santo Fondatore, dev’essere preceduto dal discorso sui novissimi. E ho già raccolto del “materiale”.

Ma “il padre della menzogna” che è nel “mondo” (cfr. Gv 8,44; 1 Gv 5,19) dice: “Ma … chissà cosa c’è nell’aldilà … nessuno mai è venuto a dircelo …”. E così la gente si addormenta …, avendo come ottimo sonnifero l’accidia, la pigrizia, l’andazzo del mondo …: “Non pensare alla morte …, pensa alla salute …; questi quattro giorni che abbiamo, cerchiamo di goderceli meglio che si può …, divertiti …; fai quello che ti piace …” – “Quant’è bella giovinezza che si fugge tuttavia, Chi vuol esser lieto sia, di doman non v’è certezza” (Lorenzo de’ Medici). E’ roba vecchia e … di casa nostra.

Al contrario: la certezza c’è: c’è UNO che è venuto dall’aldilà! Chi è? E’ GESU’ CRISTO, il FIGLIO di DIO che si è fatto UOMO: “Eppure nessuno è mai salito al cielo, fuorché IL FIGLIO dell’UOMO CHE E’ DISCESO DAL CIELO”, disse Gesù a Nicodemo, che “andò da Gesù, di notte, e gli disse: “Rabbì, sappiamo che sei un MAESTRO VENUTO DA DIO ; nessuno infatti può fare i segni che tu fai, se Dio non è con lui” (Gv 3, 13 e 1-2) .